Buone nuove per la cultura. Anzi no
A giugno di due anni fa “Diomede” tornava nelle edicole e nelle librerie.
Tornavamo con l’impegno di promuovere, difendere e valorizzare le tante ricchezze che – in àmbito culturale, storico, architettonico, paesaggistico e archeologico – a Foggia e nella Capitanata convivono.
Trasformare il nostro Passato in un Presente permanente, così che nulla vada perduto e, anzi, promosso ed esportato se possibile, anche grazie al ruolo della nostra rivista. Il primo articolo lo avevamo dedicato al “dramma” che correva l’Archivio di Stato di Foggia. Ci rivolgevamo direttamente al Ministro dei Beni Culturali dell’epoca, Dario Franceschini, con un vero e proprio Appello: Salviamo l’Archivio di Stato di Foggia e Lucera!
Come è andata a finire dopo due anni? Le poche forze operative sono state incrementate anche se l’Archivio resta sempre molto sotto organico. È arrivato un nuovo Direttore (come sempre in scadenza) e la preziosa, antica istituzione archivistica nel complesso ha ripreso moderatamente vita.
Ma… C’è sempre un “ma” dietro ogni cosa. Proprio in quei giorni si veniva a conoscenza di un finanziamento di ben 5 milioni di euro per la ristrutturazione di Palazzo Filiasi, che è la storica sede dell’Archivio di Stato di Foggia, nella centralissima piazza XX Settembre. In realtà di sedi l’Archivio ne ha altre due, entrambe occupate in affitto e a costi esorbitanti (50.000 euro l’anno, sembra): una in viale Francia che, di fatto, è un deposito e ha solo una piccola Sala consultazione per i tanti addetti ai lavori che la frequentano, spesso provenienti anche da fuori regione; l’altra è ubicata nel dirimpettaio Palazzo Dogana, anche qui con una Sala consultazione decisamente non grande.
Beh, abbiamo tutti pensato che con quei 5 milioni di euro si sarebbero potuti ristrutturare comodamente i due piani di Palazzo Filiasi, cosa che di fatto avverrà ma… a beneficio del solo istituendo Museo Archeologico Nazionale. A far data dal prossimo 19 aprile, infatti, il prestigioso e storico Archivio di Stato di Foggia non avrà più la “sua” sede perché l’intera palazzina dovrà ospitare un museo nuovo di zecca. Iniziativa pregevole per una Istituzione che darà lustro alla città e che merita certamente una adeguata sede.
Ma – ci si chiede esterrefatti – proprio lì dovrà nascere, cioè sloggiando una altrettanto importante Istituzione culturale, la seconda per importanza del Mezzogiorno d’Italia, per giunta facente capo allo stesso Ministero?
Visto che la ristrutturazione riguarderà, essenzialmente, il primo piano dello stabile, non sarebbe stato più logico trasferirvi la parte di Archivio ospitata in affitto a Palazzo Dogana? In subordine, pur mantenendo inalterato lo stato attuale delle cose, l’ampia sede di Palazzo Filiasi potrebbe ospitare comodamente sia il nascente Museo che l’Archivio, motivo per cui davvero non si comprende la stranezza di simile decisione e la incredibile solerzia con cui è stato decretato lo sfratto dell’Archivio di Stato.
La lettera di sfratto, infatti, reca la data del 21 febbraio 2024 e quindi in meno di due mesi dovrebbero traslocare i 23.000 volumi della importante Biblioteca e i tanti arredi che, molto semplicemente, non si capisce dove potranno trovare adeguata ospitalità.
Della serie: buone nuove per la cultura. Anzi no.