Diversi nostri lettori, se pur con accenti differenti, negli ultimi tempi hanno posto l’attenzione su un aspetto che riteniamo di grande rilevanza per la storia, l’immagine e, perché no?, per il futuro, visto in chiave promozional-turistica, di Foggia.

Il capoluogo della Capitanata e della Daunia è stata più volte Capitale: da Federico II ai Borbone, da quando era Granaio d’Europa al bel gioco ai tempi di Zemanlandia.

È stata, e purtroppo le Autorità se lo dimenticano – e, peggio ancora, le giovani generazioni lo ignorano – anche Capitale della Transumanza quando le cosiddette “autostrade verdi” (v. “Diomede”, n. 1, dicembre 2009) ne facevano obiettivo strategico.

L’aspetto in sé un po’ dolente di queste sollecitazioni, è che queste ci sono giunte da lettori non propriamente foggiani: Gabriella Pernaci è piemontese e Francesco Caponigro romano. Ma andiamo con ordine.

C’è un paesino in provincia de L’Aquila – omonimo della nostra bellissima Monte Sant’Angelo – la cui assonanza non è solo formale perché ha, in comune con la nostra cittadina garganica, anche un importante riconoscimento dell’UNESCO: dal 2019 la Monte S. Angelo abruzzese rientra fra le località Patrimonio Immateriale dell’Umanità. E Foggia cosa c’entra?

C’entra la grande importanza storica, economica, sociale e culturale che la Transumanza ha avuto, incrociando i destini di quel Comune con la nostra città. Con la differenza che in quella minuscola località, quel grande fenomeno che ha fatto la storia del centro-sud Italia – e che oggi solo in minima parte coraggiosi imprenditori avicoli portano avanti – gode di massima attenzione e cura, mentre qui vive come triste retaggio.

Perché Foggia, città di arrivo di milioni di pecore attraverso i tanti tratturi, resta muta e assente?

Stimolati dai nostri preziosi lettori (nonché abbonati), e dagli articoli sul tema di Geppe Inserra, Nando Romano, Pierluigi Tibollo e dalla recente lettera della lettrice Concetta Bevilacqua, rivolgiamo alla Sindaca di Foggia Episcopo e all’Assessora alla Cultura Amatore, la proposta che come rivista “Diomede” lanciamo da questo numero: realizzare insieme un grande murale (o in subordine una installazione artistica) nell’area adibita a giardinetto e adiacente al popolare Epitaffio, monumento che dal 1651 ricorda proprio il punto in cui i vari tratturi arrivavano a Foggia.

Il murale potrebbe essere realizzato di concerto con il Conservatorio Musicale, visto che l’unico spazio murale praticabile è di pertinenza della loro struttura. A Monte S. Angelo in Abruzzo il grande murale è stato dipinto dall’artista Callistro di Nardo e simboleggia la partenza delle greggi verso la nostra pianura.

A Foggia l’opera potrebbe essere realizzata dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti, e plasticamente inserita nell’arredo urbano di quella porzione di città che già ospita l’Epitaffio.

Aspettiamo un cortese cenno di risposta dalle nostre Autorità e, nel mentre, gradiremmo conoscere anche l’opinione dei lettori.

P.S.: Da pochi giorni è on line il nostro nuovo sito: chiaro, piacevole e bello. Come la rivista!