Nonostante tutto
Con questo numero “Diomede” entra nel quarto anno solare di vita, con inattesi e rinnovati apprezzamenti e una “macchia” rispetto alla quale non possiamo non esprimerci. Come sanno gli abbonati, gli ultimi numeri della rivista arrivano nelle loro case o uffici con un ritardo inammissibile e, soprattutto, vergognoso, dipendente unicamente da Poste Italiane.
Per contratto, l’azienda dovrebbe consegnare le copie tra 6 e 8 giorni lavorativi. Ciò non accade quasi mai, come avviene da svariati numeri! Che possa esserci qualche disguido o un leggero ritardo è fisiologico e comprensibile, ma dover attendere dalle 3 alle 4 settimane (in alcuni casi anche 40 giorni!) è inaccettabile, con un inevitabile danno di immagine ed economico per la rivista.
Veniamo a questo nuovo, ricchissimo numero di “Diomede” la cui splendida copertina richiama un episodio suggestivo a cui stanno lavorando alcuni nostri collaboratori, legato alla possibilità che a Lucera siano conservati in una teca gli occhiali di Celestino V, il Papa del famoso “Gran rifiuto”.
Nell’ottica di ampliare la gamma delle storie sulla storia di Foggia e della Capitanata, troverete una pluralità di interventi che faranno anche di questo fascicolo uno scrigno di pagine imperdibili, da utilizzare magari anche nelle aule scolastiche (…se mai Istituti di ogni ordine e grado, Dirigenti scolastici e docenti sostenessero la nostra rivista, sottoscrivendo anche un modesto abbonamento ordinario…).
In particolare abbiamo voluto dedicare al tema della Guerra – così tanto di attualità in questi ultimi anni, per le tragiche vicende che si svolgono a poche ore di volo dalla nostra Capitanata – una serie di approfondimenti storici, sulla Prima e Seconda Guerra Mondiale.
Leggerete di una Foggia inedita nel corso del primo conflitto mondiale, con episodi così importanti da suggerire alla nuova Amministrazione Comunale di pensare a una medaglia d’oro.
Altro approfondimento, che bissa la prima parte pubblicata su “Diomede” di dicembre, è dedicato all’area del Poligrafico di Foggia che durante la 2a Guerra Mondiale ospitò uno stabilimento chimico voluto da Mussolini per la produzione di pericolosi e potenti gas chimici da utilizzare nel conflitto.
La fabbrica del Dr.Saronio nacque con un imbroglio perché ai foggiani fu fatto credere trattarsi di un impianto per la produzione della birra…
Le cose andarono molto diversamente, come sanno i Baresi, ancora alle prese con le acque del porto e quelle limitrofe i cui fondali conservano ordigni inesplosi ma ugualmente pericolosi e inquinanti.
Spazio poi alla bella figura dell’ing. Marcello Salvatori, un imprenditore innovativo con una grande visione d’insieme, che ha deciso di investire nella sua Capitanata.
E poi… e poi… tante belle pagine, inedite o che vi lasceranno di stucco! Infine il preannuncio di una nuova rubrica – “Capitanata in tavola” – che dal numero di giugno prenderà il via attraverso le esperte mani dello chef Francesco Panniello di Foggia, titolare del ristorante “La Troccoleria”.