Nel 1955, Tommaso Fiore – simbolo del meridionalismo e voce scomoda del Novecento – visita Lucera, tracciandone un ritratto affascinante tra “cafoni”, bibliotecari dalla memoria di ferro e poeti dimenticati. In questo affondo personale e politico, racconta la crisi morale del dopoguerra e restituisce dignità alle radici popolari e intellettuali della Capitanata. Un viaggio nella memoria, nella lotta e nella speranza, tra figure luminose e città in cerca di riscatto.